Verso la decarbonizzazione del settore edile

Verso la decarbonizzazione del settore edile

La Green Economy e la competitività dei sistemi produttivi devono essere intimamente legati per il rilancio della competitività territoriale dei sistemi produttivi del Mezzogiorno d’Europa. Non a caso la politica energetico – ambientale dell’Unione Europea annovera, tra i suoi pilastri fondanti, l’avvio rapido di un percorso di transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, nel quale le politiche energetiche finalizzate alla riduzione delle emissioni climalteranti rappresentano un volano per la crescita della competitività, nel caso in specie declinate in ambito edile e in una logica di filiera ancorata al territorio.

Sostegno alla crescita, alla competitività e all’occupazione, in un quadro di sinergia tra crescita dell’innovazione, impiego di tecnologie efficaci, uso efficiente delle risorse, non possono prescindere dai target dell’UE in materia di energia e clima fino al 2030, di seguito sinteticamente descritti:

  • Riduzione delle emissioni di gas climalteranti del 40% rispetto ai livelli del 1990;
  • Raggiungimento della quota di produzione di energia da fonti rinnovabili ad una percentuale pari al 27% del totale;
  • Percentuale di risparmi energetici pari al 27%.

Gli ambiziosi obiettivi energetici fissati per l’Italia al 2020 (riduzione di CO2: -13%; energia rinnovabile: 17%; riduzione consumo di energia in MTEP: 27,90) e la crescita della green economy nel nostro Paese mostrano settori e comparti più in salute rispetto ai tradizionali, ed in alcuni casi la “green economy” è l’unica a non aver mostrato contrazione o segni di cedimento, e non solamente per le politiche di sostegno pubbliche o per la riduzione dei costi delle tecnologie rinnovabili.

La stessa Strategia Energetica Nazionale (SEN) ha esposto i paradigmi di una progressiva decarbonizzazione dell’Europa in aderenza ai target dell’Energy Roadmap dell’International Energy Agency al 2050.

Il settore edile, non a caso target delle strategie di produzione e consumo sostenibile di CRIM – SAFRI, rappresenta il 40% dei consumi di energia e genera oltre 1/3 delle emissioni di gas climalteranti.

Si stima che l’intero patrimonio edilizio pubblico nazionale abbia una superficie di 250 milioni di m2, per un consumo totale annuo di 5 MTEP, dei quali circa 1/4 nelle regioni del Mezzogiorno. La direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, recepita in Italia nel marzo del 2014, prevede che il 3% del totale della superficie coperta degli edifici climatizzati di proprietà del governo centrale deve essere riqualificato ogni anno per rispettare almeno i requisiti minimi di prestazione energetica.

L’ENEA stima che gli edifici governativi con superficie lorda maggiore di 500 m2 siano pari a 2.904, circa 14 milioni di m2, di cui circa 4 milioni di m2 nelle Regioni obiettivo convergenza.

Scenari di efficientamento energetico che prevedono interventi di retrofitting su superfici di poco superiori a 2,7 milioni di m2 stimano risparmi energetici pari a circa 460 GWh. Una strategia di efficientamento energetico coniugata al rafforzamento di filiere collegate intersettoriali (progettazione, produzione, gestione, ecc.) può dunque rappresentare un reale volano di crescita e consolidamento del settore edile, soprattutto se interpretato in maniera coerente alle linee guida declinate nelle strategie di produzione e consumo sostenibile dell’Unione Europea.

Strategie di produzione e consumo sostenibile mirate al settore edile possono altresì determinare un forte aumento della domanda pubblica (Green Public Procurement) di fornitura di beni e servizi per l’efficienza e l’eco – innovazione. In questo bacino potenziale di domanda le nuove opportunità di investimento per le PMI potrebbero contribuire a rilanciare la filiera produttiva del settore, attualmente in piena fase recessiva, soprattutto qualora si riuscisse ad elevare il contenuto tecnologico e la propensione all’innovazione del settore.

La miriade di micro – imprese del settore si scontra però con alcune debolezze endemiche, alcune delle quali di seguito descritte:

  • Filiere raramente caratterizzate da fenomeni di “clusterizzazione”; i cluster d’impresa sono gli unici in grado di sopperire al deficit dimensionale e organizzativo delle singole micro – imprese;
  • Basso contenuto tecnologico e scarsa propensione all’innovazione;
  • Difficoltà di accesso al credito;
  • Scarsa propensione all’internalizzazione.

Se dunque uno degli ambiziosi obiettivi europei punta ad una quota dell’industria manifatturiera del PIL europeo pari al 20% – target non conseguibile senza un pieno coinvolgimento del settore edile- ricerca, sviluppo, e innovazione rappresentano tre azioni chiave per l’affermarsi di una manifattura decarbonizzata e sostenibile, coerente con le strategie di produzione e consumo sostenibile dell’UE, in grado di incunearsi nell’alveo della “Green economy” per affrontare le sfide della globalizzazione in maniera efficace e compiuta.

Il centro di ricerca CRIM – SAFRI ha discusso delle tematiche sinteticamente descritte in precedenza nel corso del convegno “Tecnologie alimentate da fonti rinnovabili: 20 – 20 – 20 targets”. Nel corso del convegno è stata descritta la roadmap energetico – ambientale definita dall’International Energy Agency fino al 2050.

Il CRIM – SAFRI sta lavorando attivamente sull’ottimizzazione energetico – ambientale dei processi produttivi di alcune aziende selezionate nei territori eligibili e sull’ecodesign di manufatti/tecnologie appartenenti alla filiera produttiva del settore edile, in aderenza agli indirizzi declinati nelle strategie di produzione e consumo sostenibile dell’UE.

Prof. Maurizio Cellura